Le grandezze atletiche, seconda ed ultima parte

MASSIMA POTENZA AEROBICO-LIPIDICA
Velocità alla quale si consuma la quantità maggiore di lipidi nell’unità di tempo (minuto). E’ da precisare quindi che non è la velocità alla quale in percentuale si consuma la maggior parte di lipidi (anche perché sarebbe un’andatura molto bassa), ma quella in cui c’è il maggior consumo assoluto di grassi.

Solitamente corrisponde ad una velocità di poco inferiore (per i migliori
maratoneti) alla soglia aerobica; il segnale biologico che migliora questa qualità (cioè di
consumare una quantità elevata di grassi nell’unità di tempo) è il depauperamento delle scorte di trigliceridi intramuscolari (soprattutto nelle fibre IIa).

Il massimo consumo di lipidi si ottiene in un test incrementale rilevando in ogni step il quoziente respiratorio e il consumo di ossigeno.

POTENZA ANAEROBICA

E’ una qualità fondamentale nei 100 e 200, importante nei 400 ed entra in
gioco in tutte quelle gare che finiscono in volata.

CAPACITA’ ANAEROBICA
È la quantità di lavoro che è in grado di produrre il sistema dei fosfati e dalla
glicogenolisi/glicolisi senza che l’intensità venga compromessa; solitamente si misura
comparando la concentrazione di lattato al lavoro prodotto dopo uno sforzo massimale.

Ad esempio, se il lavoro prodotto è elevato, ma la concentrazione finale di lattato è basso,
significa che c’è ancora margine per lavorare su questa qualità.
Nella corsa di mezzofondo, un’elevata Capacità Anaerobica permette di arrivare alla fine delle gare di mezzofondo con elevati tassi di lattato, indice di un gran utilizzo della
glicogenolisi/glicolisi.

E’ una qualità fondamentale in tutti quei casi la velocità di gara rimane per un certo tempo sopra la velocità di soglia anaerobica.
ALTRE QUALITA’
Nel mondo della corsa sono riconosciute anche qualità che difficilmente si riescono a misurare ma che sono fondamentali per un ottimo rendimento; tra queste troviamo la sensibilità di corsa e la base organica.

Sensibilità di corsa:

la corsa, vista a livello macroscopico può sembrare un moto lineare, ma se si analizzano le varie fasi che la compongono e facile capire come sia soggetta a continue accelerazioni e decelerazioni dovute alle fasi di impatto con il suolo, fasi di volo ecc.

Risulta quindi fondamentale il riutilizzo di energia elastica accumulata nella fase eccentrica della corsa e una corretta tecnica di spinta per il mantenimento dell’inerzia.

“Il corridore in possesso di una corretta tecnica, in grado di modificare opportunamente la frequenza e l’ampiezza del passo al variare della velocità”. Sono le qualità muscolari periferiche che permettono di adeguare la tecnica di corsa alle varie situazioni (velocità, pendenza e condizioni del terreno su cui si corre); queste si affinano tramite esercitazioni di corsa ad andature e su terreni differenti ed eliminando i “punti deboli “(flessibilità, forza, ecc.) dell’atleta.

 

 

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