la scarpa da ….Running

 

 

Belle vero? Sembrano però anche l’ultima cosa che ti metteresti ai piedi per correre o sbaglio? Perché? Prova a confrontarle con le usuali scarpe running…

Ecco voglio iniziare proprio da qui, dalla cosa più importante che viene detto sia necessaria per correre.

Le scarpe.

Perché le scarpe dei velocisti non hanno nulla a che vedere con le infinite versioni delle scarpe running?

Eppure se chi scende in pista per competere usa delle scarpe più sottili delle tue infradito un motivo ci sarà pure, no?

Meno la scarpa pesa e meno rallenterà.

Meno materiale si frappone fra l’appoggio ed il suolo e meno energia sarà dispersa.

Meno materiale poi, vuol anche dire meno perdita propriocettiva, meno perdita elastica e meno perdita di trazione (a cui si aggiungono i chiodini).

Già, interessante, ma io non faccio i 100m piani su pista,potresti obiettare…..ma….

Per qualunque motivo tu abbia scelto di correre, ti sei mai chiesto come facevano quei pochi veri atleti prima dei tardi anni ’70 quando arrivarono Nike air e simili?

dopotutto non tutti si chiamavano Abebe Bikila (per cui indossare le scarpe era indifferente visto che vinse l’oro olimpico nella maratona correndola a piedi nudi – Roma 1960) o Jesse Owens (la spina nel fianco degli ariani, che vinse l’oro nei 100m con delle Adidas concettualmente non diverse da quelle dei centometristi di adesso – Berlino 1936).

scarpa owens

Semplice, sapevano correre qualunque cosa avessero o non avessero ai piedi.

Poi che loro fossero dei fenomeni non c’è neanche da domandarselo, non per niente hanno fatto storia, e bisogna sempre cercare di far tesoro della storia, anche di quella dello sport.

Come qualunque altro gesto atletico, anche la corsa, per quanto naturale e primordiale necessita di tecnica.

Puoi essere veloce o lento, giovane o vecchio, ma se hai tecnica come sempre sarai più redditizio e meno soggetto ad infortuni.

Paradossalmente, con le convenzionali scarpe running, che rispondono prima di tutto a logiche commerciali e di costume, imparare l’appoggio-rullata corretto richiede uno sforzo notevole di ri-programmazione.

Non hai idea di cosa sto parlando?

Cerca una superficie dura ma sicura di almeno 50m , fai uno scatto al 100% e prendi il tempo, ora togli le scarpe running preferite e rifallo a piedi nudi.

Qualcosa non quadra vero?

Non solo non sei riuscito a fare un tempo simile, ma non riuscivi a scattare del tutto o sbaglio?

La tecnica è fondamentale, adesso riguarda pure le scarpe dei centometristi e chiediti come fanno a correrci…

transient

Devono essere i tuoi muscoli, i tuoi tendini, il tuo arco plantare a permetterti di correre sempre più a lungo e/o più veloce, non 5cm di suola.

Le tue articolazioni non sono fatte per attutire gli impatti.

Salta giù da un muretto di un metro a gambe tese e sui talloni e i 5cm di suola non basteranno.

Usa l’avampiede e sarai in grado di fare anche il pliometrico e sfruttare la componente elastica per saltare con il rimbalzo (depth jump rebound).

La corsa non differisce in questo senso, di conseguenza più’ veloce vuoi correre e più l’appoggio si sposta sull’avampiede e ci rimane.

appoggio avampiede

Anche se a lente andature l’appoggio diventa più centrale, il tallone entra comunque in contatto con il suolo solo dopo, non per primo. L’appoggio-rullata non è tallone-centro-avampiede-punte ma avampiede-centro-tallone-centro-avampiede-punte anche se, come abbiamo visto, un velocista non appoggerà nient’altro che l’avampiede, un fondista entrerà in contatto quasi contemporaneamente con centro e avampiede e dobbiamo considerare poi tutte le dovute differenze tra superfici e situazioni (basta confrontare la corsa rettilinea uniforme dell’atletica con quella multidirezionale intermittente degli sport di squadra), ma quello che serve è essersi fatti un’idea della meccanica del movimento.

L’importante è essere graduali, molto graduali e cautelativi, ci vuole davvero poco a farsi venire una tallonite, una fascite plantare, una periostite tibiale, ecc.

 

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