IO,ME E LA FATICA

La fatica è la fedele compagna di corsa di Noi podisti.
La fatica è originata da molti fattori, quali la deplezione di glicogeno nelle gare di endurance, l’accumolo di sostanze metaboliche nei muscoli, il mantenimento di un ritmo gara per tanti km, la stanchezza muscolare da impatto al suolo e dall’azione di spinta dei piedi, delle gambe etc etc
Dunque, la fatica non può essere eliminata, ma puo’ e deve essere combattuta con una adeguata preparazione fisica e mentale.
Le conseguenze della fatica a livello fisico sono:
. una minore elasticità muscolare (tanto minore quanto sarà lunga la gara a cui partecipiamo)
. una minore reattività dei piedi a terra e di conseguenza un maggior tempo di contatto di essi al suolo
. una falcata più accorciata
. una spesa energetica maggiore via via che i km passano
Le conseguenze mentali sono:
. maggiore difficoltà a gestire il ritmo gara
. perdità di lucidità
I segnali che ci manda il corpo via via che la gara si fa impegnativa sono chiari e ben evidenti; tant’è che durante i momenti di crisi(energetica da esaurimento di glicogeno ad esempio), la mente entra in gioco in maniera dominante e deve far fronte alla stanchezza, alla fatica che chiaramente ti sta dicendo di fermarti.
Come si allena la capacità di “resistere alla fatica?”
Indubbiamente, durante gli allenamenti chiave mirati a creare quelle condizioni di disagio, di fatica, di stress nervoso tipici di una gara di maratona od ultra.
In altri articoli abbiamo già parlato dei metodi di allenamento tipici del maratoneta:
. le ripetute medie e lunghe con recupero affaticante( ovvero correre un discreto kilometraggio alternando parti corse a ritmo di una mezza maratona o di un diecimila a tratti di “recupero”corsi a ritmo medio)
. lunghissimi corsi non in condizioni di riposo e freschezza muscolare(come spesso accade in molte preparazioni “fai da te”), bensì dopo giorni di lavori di qualità e quindi in condizioni simili a quelle che potremmo trovare al 35° km di una maratona
. lavori in cui cerchiamo di concentrarci sullo stile della corsa, sulla fluidità dei movimenti, sulla economicità del gesto
. lavori a digiuno
In sintesi, dobbiamo lavorare in allenamento creando quelle difficoltà, quelle sensazioni, quei disagi che potermmo riscontrare in gara.
La fatica è una nostra fedele compagna di corsa, ma sta a noi a saperla trasformare in alleata oppure no

buone corse a tutti…

Alberto

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