Che influenza ha l’attività fisica sul cervello degli sportivi?

Sono stati condotti un numero crescente di studi di neuroimaging sullo sport in relazione all’attività cerebrale ed è emerso che il cervello degli atleti che si sottopongono ad allenamenti intensivi modifica significativamente la sua struttura e il suo funzionamento, attivando e sviluppando aree cerebrali differenti a seconda dello sport praticato.

Innanzitutto dobbiamo fare una differenza tra abilità e capacità: la capacità è correlata a caratteristiche innate, mentre l’abilità deriva dall’esperienza.

Quando pensiamo ai campioni nello sport sicuramente dobbiamo considerare una forte componente innata che trova correlati biologici in specifiche caratteristiche fisiche. Altrettanto importanti per il raggiungimento dell’eccellenza nello sport sono l’esperienza, il duro allenamento ed una salda motivazione.

L’esperienza e l’allenamento hanno un ruolo cruciale nel modificare i circuiti neuronali del nostro cervello, che mediano i processi cognitivi rendendoli più efficienti, migliorando la prestazione. Quindi, se un atleta intende migliorare velocità, coordinamento e resistenza, inevitabilmente migliorerà anche l’efficienza dei suoi circuiti neuronali che permettono di effettuare determinati comportamenti in un certo modo.

Ogni disciplina sportiva, più o meno direttamente, necessita dell’attivazione di molteplici e diversi processi cognitivi, che vanno dal richiamo dei movimenti e degli schemi motori alla decisione di come attuarli.

Gli studi dimostrano che, grazie all’esperienza e all’allenamento, nel “cervello speciale” dell’atleta professionista alcuni processi cognitivi, specialmente quelli riguardanti la capacità di elaborare situazioni dinamiche e complesse come la capacità di prendere decisioni rapidamente e pianificare dell’azione, siano talmente evoluti da permettere prestazioni ottimali con una minore attività neuronale (sforzo minore) rispetto agli amatori (Spinelli, Di Russo e Pitzalis, 2011).

Gli atleti professionisti rispetto ai non esperti, inoltre, padroneggiano una tecnica e una tattica migliore. Alla base della tecnica vi è un’efficiente interiorizzazione del gesto motorio, mentre alla base della tattica vi è la “strategia di gioco”, sintesi di una perfetta sincronizzazione dei processi cognitivi.

I benefici dello sport nei circuiti neuronali e nelle funzioni cognitive si riscontrano non solo negli atleti professionisti, ma anche nelle persone che praticano sport regolarmente.

Nel seguente elenco ti indico 5 benefici influenzano l’attività fisica sul cervello:

  1. Miglioramento del funzionamento esecutivo: queste funzioni comprendono tutte le abilità utili a cambiare attività in modo efficiente, ignorare le distrazioni, fare progetti, risolvere problemi ecc… (Guiney e Machado, 2012);
  2. Miglioramento e acceleramento delle capacità di memoria (di lavoro e a lungo termine); -Aumento dell’autocontrollo personale (Verburgh et al., 2013);
  3. Miglioramento dell’attenzione: l’attività fisica migliora la capacità di concentrazione e i meccanismi di vigilanza;
  4. Azione preventiva rispetto a forme di demenza e deterioramento cognitivo (Funk et al. 2011);
  5. Rallentamento del processo di invecchiamento cerebrale: il cervello di coloro che praticano attività motoria subisce un restringimento minore rispetto ai sedentari.

Il Cervello è un Muscolo ?

A fare la differenza dietro un corpo allenato, oltre a un duro allenamento fisico e tecnico, c’è anche un enorme lavoro mentale.

Forse è davvero il caso di rivedere il detto “tutto muscoli e niente cervello”! A questo punto se il cervello funziona come un muscolo… non ci resta che allenarlo!

 

Per domande, approfondimenti o curiosità contattatemi alla mail: serena.gallorini@gmail.com.
Dott.ssa Serena Gallorini
Psicologa, Psicoterapeuta, esperta in Psicologia dello Sport

BIBLIOGRAFIA
Mandolesi Laura, 2017, Manuale di Psicologia generale dello sport, Il Mulino, Bologna.
Trabucchi Pietro, 2007, Resisto dunque sono, Corbaccio, Milano.
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